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:: 24 settembre 2008
Intelligenza emotiva applicata alla motivazione
Roberto Esposito descrive un suo intervento organizzativo sull'Intelligenza Emotiva: Cosa ci spinge ad agire? La volontà, il desiderio di piacere, di comandare, sfuggire alle difficoltà o provarci di fronte a ciò che non ci è noto?
Le scienze neurofisiologiche ci insegnano che l'intelligenza emotiva è indispensabile per ritrovare motivazione e, del resto, non siamo biologicamente predisposti ad intraprendere azioni senza essere condizionati o spinti da emozioni.
In un progetto recentemente realizzato abbiamo trovato ulteriori conferme che ci sono descritte da Roberto Esposito, il partner Choralia dedicato da anni allo sviluppo di modelli pratici di applicazione dell'intelligenza emotiva nelle aziende.

Situazione

L'azienda cliente è una multinazionale farmaceutica che, come altre in questo settore, sta affrontando difficoltà organizzative e di mercato, con inevitabili ripercussioni sulle risorse umane. Persone in crisi, confuse, sfiduciate, costantemente sotto pressione per gli obiettivi e le scadenze imposte dalla casa madre. Un gruppo, in particolare era sempre più in difficoltà nella realizzazione dei progetti di reparto. Il Responsabile ha chiesto un nostro intervento con l'obiettivo ancora generico di 'ridare motivazione alle sue persone” .

Intervento

L'intervento che abbiamo progettato e realizzato ha utilizzato un percorso basato sull'intelligenza emotiva. Il problema infatti, come molto spesso accade, era solo in minima parte di carattere organizzativo o tecnico, ma aveva a che fare con il modo in cui le persone vivevano la situazione. Si trattava quindi di comprendere gli stati d'animo, da cosa erano generati e cosa si poteva fare per liberarsi di quelli negativi.
  • Il primo passo è stato individuare e nominare le emozioni che ciascuno provava. Questo ha permesso di dare libera espressione alle emozioni negative. Grazie al confronto con gli altri colleghi, è stato possibile comprenderne le cause, identificando ciò che era o non era sotto il loro controllo. In secondo luogo ci ha permesso di individuare e nominare anche le emozioni positive e, grazie al noto fenomeno del contagio emotivo, è stato possibile vedere e vivere la situazione in modo diverso.
  • Il secondo passo è stato quello di condividere e sperimentare tecniche dirette a controllare le azioni che sarebbero scaturite come naturale conseguenza delle emozioni negative. Questo ci ha permesso di renderci conto che, pur non potendo impedire l'arrivo di emozioni negative, è possibile agire per ridurne durata, impatto e impedire che ci facciano agire in modo dannoso.
  • La terza fase è stata quella di chiedere al manager di reparto di presentare alle persone la propria vision organizzativa attraverso l'utilizzo del potentissimo strumento delle metafore La presentazione della vision organizzativa ha permesso di vivere in presa diretta le emozioni che provocava in ognuno di loro. Per farlo abbiamo utilizzato le tecniche definite in Choralia come bussola emotiva, sentinella emotiva e cruscotto emotivo.
    La presenza di emozioni positive rispetto al 'sogno”, l'applicazione delle tecniche apprese per limitare le emozioni negative e il contagio emotivo, hanno permesso alle persone di ritrovare la giusta motivazione per affrontare l'ultimo passo, cioè identificare azioni concrete che permettessero la realizzazione di un nuovo modo di operare in azienda: la vision, per l'appunto.

    Risultato

    Attualmente le persone coinvolte in questo progetto stanno lavorando sulla realizzazione di azioni condivise e sono tuttora motivate. Siamo tutti consapevoli che momenti di stress e demotivazione sono inevitabili nell'attuale contesto lavorativo, ma crediamo che ora, all'interno del gruppo, tutti posseggano gli strumenti per comprendere da dove arriverà la loro demotivazione e cosa potranno fare per ritrovare un atteggiamento più positivo e produttivo.
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